martedì 13 gennaio 2009

Biodiversi

Per mestiere, frequento librerie e, pur non essendo un biologo né un agronomo, vorrei parlare di biodiversità. Che non vuol dire piantumare gli scaffali. Anzi.
Negli ultimi anni anche in Italia, come già da tempo in altri paesi europei e soprattutto Stati Uniti, stiamo assistendo al processo di concentrazione del mercato librario. Molto brevemente questo vuol dire due cose. La prima: intorno ai grandi gruppi produttivo-distributivi si coagulano anche le sigle editoriali nel tentativo di meglio affrontare il mercato. La seconda: il tessuto delle librerie italiane, che fino a relativamente pochi anni fa era fatto di negozi autonomi ed indipendenti diffusissimi sul territorio, si sta velocemente trasformando in una realtà globale e standard dominata dalle grandi catene di librerie. Per di più quasi tutte di proprietà dei suddetti grandi gruppi.
Nessuno se n'era accorto: mercato piccolo, non ancora abbastanza markettizzato, poco appeal dei marchi (vuoi mettere come tira più Vodafone oppure, che so, Dolce e Gabbana!). A nessuno era richiesto di accorgersene.
Ora abbandoniamo quei polverosi scaffali e facciamo un volo. Transoceanico.
Immaginiamo allora una foresta vergine in un luogo ultra remoto (esistono ancora, no?), popolata di decine di migliaia di specie, tra flora e fauna, specie sottospecie e varietà, piante o animali che nemmeno sono stati ancora catalogati. Ancora non scoperti.
Ebbene, una botta di napalm e deforestiamo tutto. Costruiamoci sopra una megalopoli, una immensa speculazione edilizia. Molto probabilmente il prodotto interno lordo dell'ipotetico Paese che ospitava la foresta milgiorerebbe di molto. Anche le condizioni materiali di vita e i redditi di chi abitava presso quei luoghi cambierebbero in meglio. Però ci siamo persi la foresta con tutto quel che c'era dentro.
Se torniamo d'improvviso ai nostri scaffali e al nostro mercato librario, potremmo avere, e in parte abbiamo già, gli stessi effetti della deforestazione.
In Italia gli editori sono migliaia. Le novità che vengono pubblicate in un anno (altro vuol dire quelle che poi raggiungono davvero le librerie e quindi i lettori) sono, reggetevi forte, circa 50.000: dividetele per i 365 giorni e sarete sommersi ancor più.
Vi starete chiedendo: perché sparisce 'sta presunta biodiversità editoriale col concentrarsi del mercato? Anzi, l'offerta dovrebbe migliorare: librerie più grandi, più ricche, più "forti", più belle avranno un'offerta altrettanto più.
Nossignore.
E questo lo spiegherebbe meglio un esperto di mercato, appunto. Non essendolo, ci provo in breve.
Librerie così come si stanno disegnando hanno bisogno di, come la chiamiamo, forte rotazione ossia di prodotti che stiano pochissimo fermi sugli scaffali (lo stockaggio, anche nei negozi, è un costo) e che anzi vengano venduti velocissimamente. Ah, dimenticavo: va da sé che più la rotazione è veloce, più si deve (e si vuole) accelerare.
E chi non è così scattante perché magari non è il bestseller del famoso autore internazionale che tutti aspettavano da mesi? E se la gazzella non corre più veloce del leone, il leone finirà per mangiarla? Bingo!
Se la gazzella non è abbastanza veloce, sopra quegli scaffali nemmeno ci finirà. E a forza di non finirci più, l'editore che pubblicava quel libro lento, finirà per non pubblicarne più. Poi chiuderà.
E il lettore che era interessato a quello slow-book? Mah, se sarà fortunato e pertinace proverà a ordinarlo, aspettando che il libro arrivi (in libreria o a casa, tramite acquisto on line). Se arriva. Altrimenti, vedrete!, si abituerà a leggere qualcos'altro, scocciatore che non è altro.
Eh lo so, non ci credete. Esagero, sono catastrofista. Ok, facciamo un esercizio semplice semplice.
Andate in una libreria (ma davvero eh, non sto scherzando), anche in una di quelle belle grandi eccetera, e chiedete ciò (indico i primi tre marchi che mi vengono in mente): un libro per bambini dell'editore Orecchio Acerbo, l'ultima novità di Alberto Gaffi Editore, un giallo di Meridiano Zero. E ho volutamente citato tre editori che non sono esoterici né sotterranei ma marchi che raggiungono (o dovrebbero) il mercato, hanno cioè una distribuzione.
Se li trovate, bè allora buona deforest.... ehm, no, volevo dire, buona lettura. E veloci eh, prima che ve li tolgano di torno.

1 commento:

  1. Hai ragione, io ogni volta che vengo in italia facccio grandi giri in libreria, ma che dirti, mi sto sconfortando sempre più.

    Meglio allora la mia libreria italiana ad Amsterdam, una ONLUS, che ha sempre tutto e sanno tutto e ti consigliano cose meravigliose, efanno le serate leterarie, e il concorso di traduzione. La cito; Libreria Bonardi.

    Ma tanto vedrai, con il printing on demand fra breve cambierà tutto il nostro modo di percepire una libreria.

    RispondiElimina

Link Within

Related Posts with Thumbnails